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Aggiornato il 19 Novembre 2025

Modello Diffida Mancato Pagamento Stipendio

In questa guida spieghiamo come fare una diffida per mancato pagamento dello stipendio e mettiamo a disposizione un modello diffida mancato pagamento dello stipendio da scaricare.

Come Fare un Diffida per Mancato Pagamento Stipendio

La diffida per mancato pagamento dello stipendio è la prima mossa “seria” per pretendere quanto ti è dovuto, mettendo nero su bianco il ritardo del datore e fissando una data oltre la quale decidi di attivare tutele più forti (ispettorato, avvocato, giudice). Non è solo una lettera di protesta: è un atto giuridico che costituisce in mora il datore ai sensi del codice civile e che può essere usato come prova in un eventuale contenzioso.

Il presupposto è semplice: il datore è obbligato a pagare la retribuzione nei tempi e nei modi stabiliti dal contratto di lavoro e dal CCNL applicato, in ogni caso con periodicità almeno mensile. La retribuzione è un diritto costituzionale (art. 36 Cost.) e l’inadempimento del datore è una violazione grave dell’obbligazione principale del contratto. Il mancato pagamento, il ritardo sistematico o il pagamento solo parziale consentono al lavoratore di agire per il recupero del credito, di chiedere interessi, rivalutazione e, nei casi più gravi e persistenti, di dimettersi per giusta causa.

Prima di scrivere la diffida è bene fare un minimo di “check” interno. Devi essere ragionevolmente certo dell’entità del credito: quante mensilità non sono state pagate, per quale periodo, se si tratta di mancato pagamento integrale o di differenze rispetto a quanto dovuto (superminimi non corrisposti, straordinari non pagati, premi promessi e mai erogati, tredicesima o quattordicesima omesse). È utile raccogliere buste paga, estratti conto bancari, eventuali comunicazioni aziendali su ritardi, e segnarsi le date in cui i colleghi hanno ricevuto il pagamento, se il problema riguarda solo te o più persone. Se non hai mai ricevuto buste paga, questo è già un indice di irregolarità e deve essere indicato nella diffida.

La diffida deve essere scritta e inviata con un mezzo che ti dia prova della ricezione: raccomandata o PEC, se il datore ha una PEC. La consegna “a mano” con ricevuta firmata è un’alternativa, ma è più delicata in contesti conflittuali. Nel testo è importante indicare i tuoi dati (nome, cognome, codice fiscale), il ruolo e la data di assunzione, la sede di lavoro, il datore di lavoro (ragione sociale, sede legale), il contratto collettivo applicato, e poi descrivere in modo ordinato il problema: per esempio “non ho ricevuto la retribuzione dei mesi di …” oppure “le retribuzioni relative ai mesi di … risultano pagate solo in parte, come da confronto tra buste paga e accrediti bancari”. Va poi formulata una richiesta chiara: il pagamento di quanto dovuto entro un termine preciso (dieci o quindici giorni in genere sono congrui), con indicazione dell’IBAN su cui accreditare, avvertendo che, in difetto, ti rivolgerai all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, a un legale e al giudice per il recupero del credito, con richiesta di interessi e spese.

Dal punto di vista giuridico la diffida costituisce il datore in mora (art. 1219 c.c.), facendo decorrere da quella data gli interessi moratori in modo incontestabile e segnando un punto fermo: se poi arrivi davanti a un giudice, sarà facile dimostrare che il datore era stato formalmente sollecitato e non ha ottemperato. Non è obbligatorio citare articoli di legge nella diffida, ma può essere utile richiamare, in modo sobrio, il dovere di corrispondere una retribuzione proporzionata e sufficiente e il fatto che il mancato pagamento costituisce grave inadempimento. Evita toni insultanti o minacce generiche: quello che ti serve è un testo chiaro e professionale che potrà essere allegato a un ricorso o a un verbale ispettivo.

Spesso la diffida è anche il segnale che precede l’intervento dell’Ispettorato del Lavoro. Se dopo la tua lettera non succede nulla, puoi presentare un’istanza all’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) competente, allegando copia della diffida, delle buste paga, degli estratti conto e di ogni altro documento utile. L’ITL può attivare una conciliazione monocratica, convocando datore e lavoratore per tentare un accordo e, se il datore riconosce il debito e lo salda, chiudere la partita senza contenzioso giudiziale. In caso di mancata collaborazione, l’ispettorato può comunque accertare l’inadempimento e, se emergono altre irregolarità (lavoro nero, mancate contribuzioni), adottare i provvedimenti del caso.

La diffida è anche un passaggio spesso necessario se stai valutando le dimissioni per giusta causa. Il mancato pagamento reiterato delle retribuzioni è un classico esempio di giusta causa: la giurisprudenza richiede che l’inadempimento sia grave, non occasionale, e tale da rendere intollerabile la prosecuzione del rapporto. In questa prospettiva, contestare formalmente il mancato pagamento e offrire al datore un’ultima chance di adempiere rafforza la tua posizione: se dopo una o più diffide il datore continua a non pagare, le tue dimissioni per giusta causa avranno basi più solide e potrai chiedere la NASpI, che in caso di dimissioni “semplici” non spetta. Anche qui, nella lettera di dimissioni potrai richiamare le diffide inviate e il loro esito.

Se il datore non reagisce neppure dopo la diffida e l’eventuale passaggio in ITL, l’alternativa è l’azione giudiziaria. A seconda del valore del credito e della documentazione in tuo possesso, il tuo legale potrà consigliarti un ricorso per decreto ingiuntivo (se hai buste paga firmate, CUD, e magari e-mail del datore che ammettono il debito) o un normale ricorso al giudice del lavoro. In entrambi i casi la diffida è importante perché dimostra che non si tratta di un problema episodico e che hai cercato una soluzione bonaria. Il giudice, se riconosce il credito, può condannare il datore a pagare arretrati, differenze retributive, interessi e rivalutazione, e anche spese legali; nei casi più gravi può emergere anche responsabilità penale per omesso versamento di ritenute e contributi.

Un aspetto da non trascurare, mentre scrivi e invii la diffida, è quello dei contributi e delle altre posizioni collegate. Il mancato pagamento di stipendio si accompagna talvolta al mancato versamento dei contributi INPS e dei premi INAIL. La diffida stipendiale può essere affiancata da un controllo tramite estratto contributivo INPS, eventualmente con l’aiuto di un patronato, per verificare la correttezza delle contribuzioni. Se scopri buchi, puoi segnalarli all’ITL o direttamente all’INPS, che potrà attivare i propri poteri ispettivi e di recupero anche a tutela della tua posizione pensionistica.

Dal punto di vista pratico, prima di inviare la diffida può essere utile confrontarsi con un sindacato o con un patronato, che spesso hanno modelli standard da adattare al tuo caso, e con cui puoi valutare se coinvolgere anche altri colleghi nella stessa situazione: una diffida collettiva firmata da più lavoratori e magari appoggiata da un’organizzazione sindacale può avere un peso diverso. In ogni caso, la diffida deve sempre partire da te, o da un tuo legale munito di mandato, e deve essere tracciabile per data e contenuto.

Esempio Diffida Mancato Pagamento Stipendio

Oggetto: Diffida e messa in mora per mancato pagamento retribuzioni

Spett.le ___________________

Il/La sottoscritto/a _________________, nat a ___________________ il _____________________, C.F. ___________________, residente in _______________, dipendente della Vostra società dal ___________________ con qualifica di ___________________ e inquadramento CCNL ___________________ livello ______, in servizio presso la sede di ___________________,

PREMESSO CHE

– il rapporto di lavoro intercorrente con la Vostra società è regolato dal contratto individuale sottoscritto in data ______________________ e dal CCNL sopra indicato;
– ai sensi di legge e di contratto collettivo la retribuzione deve essere corrisposta con periodicità almeno mensile entro i termini previsti;
– ad oggi non ho ricevuto il pagamento delle retribuzioni relative ai seguenti periodi:
• mese di ___________________ (importo lordo da busta paga € ___________________, importo netto atteso € ___________________);
• mese di ___________________ (importo lordo da busta paga € ___________________, importo netto atteso € ___________________);
• altre competenze maturate e non corrisposte (es. tredicesima/quattordicesima/straordinari/premi) relative a ___________________ per un importo complessivo di € ___________________;

TANTO PREMESSO

con la presente

DIFFIDA E METTE FORMALMENTE IN MORA

la Spett.le ___________________ a corrispondere in mio favore, entro e non oltre il termine di _____ (______) giorni dal ricevimento della presente, tutte le somme arretrate a titolo di retribuzione e accessori come sopra indicate, oltre agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria nella misura di legge, mediante bonifico bancario sul seguente IBAN: ___________________ intestato a ___________________.

Resta sin d’ora inteso che, in difetto di integrale adempimento nel termine sopra indicato, mi vedrò costrett__ a tutelare i miei diritti nelle competenti sedi, anche mediante ricorso all’Ispettorato Territoriale del Lavoro e al Giudice del Lavoro per il recupero coattivo dei crediti, con aggravio a Vostro carico di spese, competenze e onorari, nonché a valutare l’adozione di ogni ulteriore iniziativa consentita dall’ordinamento, ivi comprese le dimissioni per giusta causa ove ne ricorrano i presupposti.

La presente vale a tutti gli effetti di legge quale costituzione in mora ai sensi e per gli effetti degli artt. 1219 e seguenti c.c.

Distinti saluti.

Luogo _______________, data ___________________

Firma del lavoratore/trice ___________________

Fac Simile Diffida per Mancato Pagamento Stipendio

Di seguito è disponibile un fac simile lettera di diffida per mancato pagamento dello stipendio Word da scaricare.

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