Fac Simile Storno Fattura

Lo storno fattura è l’operazione contabile per mezzo della quale una azienda comunica allo Stato che una merce in passato dichiarata venduta, e sulla quale si erano calcolate e pagate le imposte dovute, è stata restituita dal cliente.

Infatti nel momento in cui un cliente restituisce una merce, sia perché difettosa, sia perché contestata altrimenti, l’azienda che ha venduto quella determinata merce si trova nella spiacevole situazione di dovee pagare le tasse sopra, sia in termini di fatturato che di imposta IVA.

Questo sarebbe ingiusto perché di fatto l’azienda, avendo ricevuto in reso la merce, ha restituito il controvalore che il cliente aveva pagato, e, nel caso questi non avesse ancora pagato, si trova impossibilitata a riscuotere il proprio credito.

Quindi, in questi casi, all’azienda spetta effettuare lo storno della fattura, ovvero emettere una nota di credito, questa è un documento commerciale simile a una fattura, avente numerazione propria oppure utilizzante la stessa numerazione progressiva delle fatture.

La differenza tra una nota di credito e una fattura è quella che la nota di credito va in sottrazione di un precedente importo già fatturato, quindi ha valore negativo.

Lo storno fattura avrà indicato nel dettaglio i motivi che hanno generato lo storno della precedente fattura, i riferimenti alla fattura stornata nonché gli importi che vengono stornati.

Così come per la fattura, anche la nota di credito viene emessa in due copie, di cui una va consegnata al cliente e una va registrata nei registri dell’azienda.

Anche i campi da completare saranno gli stessi di una fattura, ma, va detto, non è sempre possibile emettere nota di credito. Si può effettuare lo storno fattura solo nei casi del mancato pagamento di fatture, degli sconti previsti contrattualmente e non indicati nella fattura per errore e delle fatture di attesa di pagamento da parte degli enti pubblici.

Fac simile storno fattura

Fac Simile Conferma d’Ordine

La conferma d’ordine, nella prassi commerciale, è il momento successivo all’invio di un ordine da parte di un cliente.

Si tratta di una fase cruciale nella definizione contrattuale che porta alla esecuzione di una fornitura o vendita di un prodotto, infatti è proprio questa la fase nella quale vengono dichiarate per esteso non solo le qualità e le caratteristiche del prodotto ma anche le condizioni contrattuali alle quali verrà fornito o prodotto.

Infatti, prima di giungere alla sottoscrizione di un vero e proprio contratto, tra cliente e fornitore possono intercorrere vari momenti, nel corso dei quali si definisce sempre con più precisione, non solo il prezzo, ma tutti quelli che sono gli elementi del contratto.

Una volta che la proposta è sufficientemente precisa, il cliente invia al proprio fornitore l’ordine, nel quale definisce quantitativi di prodotto richiesto, tipologia e le altre caratteristiche e condizioni.

A questo documento risponderà il fornitore con la conferma d’ordine, la quale ovviamente notifica al cliente che si è ricevuto un ordine da parte dello stesso. Tuttavia la conferma d’ordine non si limita a questo.

Essa, infatti, definisce integralmente il prodotto ed il servizio che deve essere fornito nonché le relative condizioni di fornitura. Il servizio che verrà fornito o il prodotto è descritto in modo dettagliato, indicandone anche data di consegna, eventuali condizioni di resa, dati di trasporto e di imballo. In più nella conferma d’ordine viene dettagliata anche la lista della documentazione che verrà consegnata al cliente.

In aggiunta a tutto ciò, nel caso si tratti di prodotti e servizi particolarmente complessi e che necessitano di specifiche tecniche, in allegato alla conferma d’ordine verranno trasmesse tutte le informazioni tecniche definitive relative al prodotto.

Ovviamente questo trova attuazione nelle aziende che si sono dotate di una struttura complessa, ovvero generalmente nelle aziende medio grandi, che possiedono procedure definite e standardizzate. Per i piccoli artigiani, invece, in cui la trattativa con il cliente è ancora condotta in modo personale, la conferma d’ordine avviene per lo più in forma verbale.

Fac Simile Conferma Ordine

Fac Simile Proposta di Assunzione

La proposta di assunzione, definita anche come lettera di impegno all’assunzione, è un atto unilaterale per mezzo del quale il datore di lavoro si impegna ad assumere un determinato lavoratore fino al concorrere di un detto termine e evento. Si tratta sostanzialmente di una offerta irrevocabile di assunzione che, una volta accettata, dal lavoratore si trasforma in un vero e proprio contratto preliminare e che obbliga il datore di lavoro all’assunzione.

Risulta essere importante, pertanto, che nella proposta di assunzione vengano definiti tutti i punti cruciali e le condizioni contrattuali che andranno a definire e integrare il contratto di lavoro che si andrà a stipulare. Tra queste non solo va considerata la retribuzione, la masione, il livello ma anche condizioni accessorie quali il fringe benefit, tipo di auto, orario di lavoro, e via dicendo. Infatti, una successiva definizione di queste darebbe adito a una nuova contrattazione, non obbligatoria poiché la proposta di assunzione già di per sé è vincolante.

Il carattere vincolante della proposta di assunzione, peraltro, è stato definito anche recentemente dalla Corte di Cassazione, la quale ha chiarito che il giudice può emettere una sentenza costitutiva di un rapporto di lavoro, e quindi obbligare all’assunzione, in presenza di una offerta di assunzione accettata dal lavoratore e nella quale siano determinati e determinabili gli elementi essenziali del contratto di lavoro.

In considerazione di ciò è bene che l’offerta di assunzione non solo specifichi e dettagli esattamente tutte le condizioni contrattuali del rapporto di lavoro che si verrà a creare ma anche una serie di condizioni aggiuntive relative proprio alla validità dell’offerta di lavoro stessa e al suo mancato rispetto.

Quanto alla validità è bene la proposta di assunzione contenga un termine entro il quale deve essere accettata, questo per evitare l’insorgere di contenzioso dovuto ad una tardiva accettazione, quando l’impresa magari ha già assunto un altro dipendente.

Quanto alle condizioni relative al mancato rispetto, è bene inserire una clausola penale che determini l’importo dei danni che verranno corrisposti dall’azienda al lavoratore, o viceversa, nel caso nonostante l’accettazione, non si giunga a stipulare il contratto di lavoro.

Infatti, anche dopo l’accettazione di una offerta di lavoro, sia l’azienda che il lavoratore possono comunque decidere di non stipulare il contratto di lavoro, rispondendo ovviamente per i danni causati. Risulta essere qui che emerge l’importanza di una clausola che quantifichi il danno, poiché diversamente la quantificazione sarebbe rimessa alla valutazione del giudice.

Proposta assunzione

Modulo per Richiesta Dis-Coll

Tra le novità troviamo la Dis-Coll ovvero un sussidio di disoccupazione a favore di quei lavoratori precari che sono stati assunti con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa oppure con un contratto a progetto.

Grazie alla Dis-Coll per la prima volta viene introdotto un sussidio a favore di queste categorie di lavoratori che va ad integrare la indennità di licenziamento una tantum che potevano richiedere in precedenza i soli co.co.pro.

Possono richiedere questa indennità tutti coloro che sono stati assunti con un contratto a progetto o con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa e che abbiano perduto la propria occupazione nel periodo che va dal primo gennaio 2015 al 31 dicembre 2015 in modo involontario o in seguito a dimissioni per giusta causa.

Per usufruirne però è anche necessario che il lavoratore abbia versato almeno tre mesi di contribuzione e che questi siano stati versati nel periodo che va dal primo gennaio dell’anno solare precedente alla data nella quale viene cessato il rapporto di lavoro fino alla data di cessazione stessa.

Risulta essere anche necessario che nell’anno stesso in cui si verifica il licenziamento, quindi nell’anno 2015, il lavoratore abbia versato almeno un mese di contribuzione.

Il lavoratore che soddisfa questi requisiti avrà così diritto ad un assegno di disoccupazione di importo pari al 75% del reddito medio mensile, purché lo stesso non superi i 1195 euro mensili, oltre i quali aumenterà di un 25% del valore risultante sottraendo al reddito medio percepito la somma di 1195 euro e comunque con un tetto massimo di 1300 euro al mese.

L’assegno verrà erogato per un periodo di sei mesi massimo, nell’arco dei primi quattro mesi sarà intero, mentre nel quinto e sesto mese sarà decurtato di un 3% mensile.

La domanda di Dis-Coll va presentata entro massimo 68 giorni da quando è cessato il rapporto di lavoro, per mezzo del Contact Center INPS, chiamando il numero gratuito 803 164 oppure il numero 06 164164, oppure via Patronato o ancora via web, per coloro che possiedono già il proprio Pin dispositivo.

Va tenuto presente che è il lavoratore dovrà informare l’INPS nel caso ottenga un nuovo contratto di lavoro.

Nel caso di contratto di lavoro subordinato il lavoratore perderà il diritto alla Dis-Coll se sarà assunto per più di 5 giorni, mentre per i contratti di lavoro di 5 giorni o meno la stessa verrà sospesa automaticamente.

Nel caso di contratto di lavoro autonomo, il lavoratore perderà il diritto alla Dis-Coll al superamento di redditi pari a 8000 euro annui per lavoro parasubordinato oppure 4800 euro annui nel caso di lavoro autonomo. In tal caso è obbligo del lavoratore informare l’INPS entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.

Modello per Richiesta Dis-Coll

Modello per Richiesta NASPI

La NASPI è la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego attiva dal 1 maggio 2015 in sostituzione di ASPI e MINI ASPI.

Si tratta di un’indennità di disoccupazione che spetta a tutti i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro e che possedevano un contratto di lavoratore dipendente, sia nella forma del tempo determinato che indeterminato tranne che per i lavoratori agricoli e i dipendenti della pubblica amministrazione con contratto a tempo indeterminato.

Per beneficiare di NASPI è necessario la perdita del posto di lavoro sia involontaria, quindi licenziamento, scadenza del contratto e via dicendo o a seguito di dimissioni per giusta causa o in caso di risoluzione contrattuale conseguente a conciliazione obbligatoria.

Risulta essere necessario poi nei 4 anni precedenti la disoccupazione il lavoratore abbia maturato 13 settimane di contribuzione e nei 12 mesi precedenti la perdita del posto di lavoro abbia lavorato almeno 30 giorni. Risulta essere indispensabile, poi, per ricevere il contributo rendersi disponibili a partecipare ai corsi di riqualificazione e formazione professionale proposti dai Centri per l’Impiego.

Vediamo a quanto ammonta il sussidio NASPI. Per calcolare l’importo dell’assegno NASPI si fa riferimento alla retribuzione media mensile percepita dal lavoratore, se essa non supera 1195 euro viene erogato il 75% di questa, ovvero 896€ euro, se questa supera 1195 euro vengono erogati 896 euro più il 25% dell’ammontare che supera i 1.195 euro e comunque con un tetto massimo di 1300 euro al mese.

L’assegno di disoccupazione NASPI così determinato viene erogato per i primi 4 mesi, e successivamente, dal quinto mese in poi dunque, viene ridotto del 3% al mese. Complessivamente, comunque l’assegno di disoccupazione verrà corrisposto per non più di 24 mesi per tutti coloro che perdono il posto di lavoro fino al 31 dicembre 2016, mentre successivamente, ovvero dal 1 gennaio 2017 in poi, sarà di massimo 78 settimane.

La domanda di Naspi si presenta per mezzo del Contact Center INPS, disponibile al numero gratuito 803.164 o chiamando il numero 06.164164, o ancora rivolgendosi ai Patronati e anche a mezzo web per coloro che già possiedono un Pin dispositivo INPS.

Il termine per presentare la richiesta NASPI è di 68 giorni a partire da quando si è perso il posto di lavoro.

Nel caso si instauri un nuovo rapporto di lavoro oppure si inizi una attività lavorativa autonoma, è obbligo del lavoratore comunicarlo, entro e non oltre 30 giorni all’INPS. Se il reddito derivante dal nuovo contratto di lavoro è inferiore a 8000 euro, la NASPI verrà ridotta di un importo pari all’80% del reddito previsto. Unico limite è che il nuovo datore di lavoro sia differente da quello presso il quale si era assunti precedentemente.

Modello per Richiesta NASPI